INCONTRO CON DON LUIGI CIOTTI 20 GENNAIO 2018

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Data: 2018-01-20 00:00

Riportiamo di seguito alcuni dei tanti pensieri espressi da don Luigi Ciotti nell’incontro che ha tenuto con i cittadini a Francoforte, ospite di Italia Altrove.
Si tratta di una semplice rielaborazione di alcuni appunti presi durante la conferenza e il dibattito del 20 gennaio, che interpreta tuttavia, crediamo correttamente, quanto espresso dall’oratore.

 

Ricordiamo che don Ciotti é una delle voci italiane più forti e autorevoli nella lotta contro le mafie, una personalità carismatica e infaticabile da sempre impegnata nel contrasto del disagio sociale e nella battaglia per la legalità democratica.

 

 

 

La testimonianza che vi porto non è l’opera di un navigatore solitario. Diffidate sempre dei navigatori solitari. Io, anche qui a Francoforte, rappresento un “noi”, perché è solo il “noi” che può vincere.

 

 

 

Unità di misura di qualunque rapporto umano è la comunicazione. Una cosa è discutere dei poveri, degli “ultimi”, altra cosa è incontrarli. Io posso dirmi fortunato e ricco perché da 53 anni condivido tutto della mia vita con i poveri e con gli “ultimi” nel “gruppo Abele”  di Torino.

 

 

 

 

 

Abbiamo vissuto nelle strade di Torino, fin dagli anni Sessanta, il dramma dei giovani tossicodipendenti e abbiamo combattuto perché venisse cambiata la legislazione sulle droghe, quel “mostro giuridico” che puniva i tossicodipendenti  col carcere o col manicomio, senza  mai aiutarli a uscire da quella dipendenza. Oggi sono anche altre le dipendenze che affliggono le persone e che il gruppo Abele accoglie: dipendenti dal cibo per disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, dipendenti dal consumismo, dal gioco d’azzardo, addirittura dipendenti dalla rete, da internet e dai social network.
Non bisogna criminalizzare gli strumenti, ma l’uso che ne fai. La nostra società deve interrogarsi su tutte le dipendenze che colpiscono a fondo la fragilità delle persone.

 

 

L’idea di “Libera” è nata inizialmente dal bisogno di non lasciare sole le associazioni e le realtà palermitane e meridionali nella lotta contro la criminalità mafiosa.

Ma le mafie non sono un fenomeno ristretto a quelle regioni. Già don Sturzo aveva scritto, all’inizio del XX secolo, queste parole: “La mafia ha i piedi in Sicilia, ma la testa forse è a Roma. Diventerà più crudele e disumana; dalla Sicilia risalirà l’intera Penisola per dirigersi anche oltre le Alpi.”