Giro guidato della Francoforte storica

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Data: 2016-03-06

L’appuntamento è per le due del pomeriggio di domenica 6 marzo, davanti alla fontana del Römerberg: quella con la statua della Giustizia che, rispettando un’antica tradizione, ha una bilancia nella mano sinistra e una spada nella destra. Il 6 marzo é anche il giorno delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Francoforte e dei suoi Consigli di Zona. Alcuni di noi hanno già votato; altri lo faranno più tardi. Consola sapere che in Germania, se ci abiti, sei considerato cittadino a tutti gli effetti anche se non hai la cittadinanza tedesca.
Siamo tutti puntuali. Un rapido giro di saluti e presentazioni, ed ecco che la nostra guida Cristina Burger Piovera ci fa strada.
Ci troviamo davanti al Municipio di Francoforte, il Römer; Cristina ci mostra, sulla facciata, le statue di alcuni grandi Imperatori del “Sacro Romano Impero Germanico” (Federico Barbarossa, Luigi il Bavarese, Carlo IV e Massimiliano II). Dal loro posto privilegiato osservano da tanto tempo, ieratici e imperterriti, la grande piazza, ciascuno con il nome scritto ai propri piedi, quasi volesse presentarsi.
E Cristina ci parla di una città che, approfittando della sua rilevante posizione commerciale, pian piano assume un valore economico, ma anche e soprattutto politico importante, tanto da diventare il luogo deputato, per molti secoli, all’incoronazione degli Imperatori del Sacro Romano Impero Germanico.
Di tutto il discorso, mi sorprende questo trasformarsi di Francoforte da piccolo centro commerciale, nato all’ombra di un avamposto romano sul limes dell’Impero, alla grandezza di una città capace di sfruttare la propria intraprendenza e il proprio senso degli affari, per crescere secolo dopo secolo.
Seguo il racconto della nostra guida e il Römerberg sembra animarsi. E’ il cuore di una grande fiera medievale, dove ogni tipo di merce, venuta anche da terre lontane, ha un posto ben preciso; compreso il vino (italiano o francese) che, troppo pesante per esser trasportato fino alla piazza, viene venduto poco lontano, sulla riva del Meno. E in un angolo della piazza, in secoli più recenti, ecco il “banco” del cambiavalute, che consente gli scambi commerciali e l’uso delle lettere di cambio, in quei tempi in cui ancora non c’era la moneta unica e ogni stato regionale batteva una moneta propria.
Forse, ci chiediamo, la grande tradizione fieristica di Francoforte ha lì, in quella piazza, le sue radici, e anche la Borsa di Francoforte, i colossi bancari della città, la stessa Banca Centrale Europea trovano nel piccolo banco del cambiavalute il loro piccolo antenato.
Ma non solo le fiere animano il Römerberg e la città di Francoforte.
Dopo la “Bolla d’oro” del 1356 è questo il luogo in cui trovano alloggio i sette grandi elettori dell’Imperatore, nei giorni della grande scelta, con i loro seguiti di trecento cavalieri ciascuno. Sono giorni di cerimonie sontuose, ma anche di feste, balli, intrattenimenti a cui partecipa tutto il popolo. La piazza e la città si animano allora in modo grande, come e più che ai mercatini di Natale odierni.
Di fronte al Municipio di Francoforte, ammiriamo il bellissimo scenario delle tradizionali case “a graticcio”, quasi un fondale di teatro su un grande palcoscenico in cui va in scena la vita di una intera città. Ma qui la storia è più drammatica. Solo apparentemente quelle case sono antiche, così come solo apparentemente è antica l’Alte Oper di Francoforte e molti altri monumenti cittadini.
Il marzo del 1944 è il mese della distruzione di gran parte della città ad opera dei bombardamenti alleati, e anche queste splendide case sono rase al suolo o bruciano negli incendi che seguono le incursioni aeree. Si salva soltanto la caserma dei vigili del fuoco, tra la piazza del Municipio e la riva del Meno, unico esempio autentico in questa zona del centro città di questo splendido stile architettonico. Sappiamo così che è stato un team di grandi architetti a garantire nel dopoguerra la ricostruzione fedele delle case a graticcio del Römerberg. Ci avviamo quindi verso il Duomo di Francoforte, il luogo sacro delle incoronazioni imperiali per molti secoli, fino al 1806.
Ma prima di arrivarci… una piacevolissima sorpresa: percorriamo la Saalgasse, dove quegli stessi architetti che hanno recuperato a nuova vita le case del Römerberg hanno voluto lasciare una traccia della loro bravura di architetti postmoderni. Un tratto della via è così una vera e propria passerella di opere architettoniche contemporanee. Ogni edificio racconta qualcosa dell’arte del singolo progettista, ma è l’insieme che colpisce in modo particolare, per la sua armoniosità.
Ed eccoci finalmente al Duomo. Ci accoglie, a nostra insaputa, un’atmosfera particolare. Un nutrito coro di voci bianche sta intonando dall’altare inni sacri, e tutta la chiesa ne risuona con una dolcezza particolare.
La chiesa ha una lunga storia di graduali ampliamenti e rifacimenti. Ma ancora una volta una grande opera è nata da un piccolo gioiello: un’antica cappella fatta costruire da una ricca famiglia a custodia della tomba di una loro figlia prematuramente scomparsa. E’ proprio lì che gli imperatori carolingi vollero dare inizio alla costruzione del Duomo di Francoforte. Purtroppo non possiamo farci illustrare dalla nostra guida tutte le opere artistiche che si trovano nella chiesa. Ci limitiamo ad un breve commento sulla grande crocifissione che si trova all’ingresso e sul bellissimo bassorilievo della “Vergine dormiente” nella cappella alla sinistra dell’altare maggiore. Non può invece mancare una visita alla cappella dell’elezione imperiale, dove i sette grandi elettori (quattro laici e tre ecclesiastici) si riunivano per esprimere le proprie preferenze e scegliere il futuro Imperatore. Fa un certo effetto immaginarsi questo consesso e quanto deve essere avvenuto per oltre quattro secoli tra quelle mura.
All’uscita del Duomo salutiamo Cristina e la ringraziamo. In realtà è un semplice arrivederci, poiché già sono in programma altri appuntamenti per visite guidate in altri luoghi della città.
Io ripenso ad alcune mie impressioni. Quando sono venuto a Francoforte, circa sei mesi fa, la cosa che più mi aveva colpito della città era la commistione di antico e di nuovo, di tradizione e modernità. Ora, dopo questo piacevole incontro credo di aver capito meglio il perché di questa sensazione.
La giornata si conclude piacevolmente: un Kaffeetrinken, con tanto di Kuchen in un locale vicino al Römerberg. Così scopriamo qualcosa anche su di noi: c’è chi si trova a Francoforte solo da un mese e mezzo, chi da pochi mesi, chi da più di vent’anni. Nessuno però si è annoiato e tutti hanno imparato qualcosa di nuovo su questa città che ospita noi, come tanti altri nostri connazionali.
Ci lasciamo con una domanda: ma quanti saranno gli italiani che vivono a Francoforte?  (Gianfranco)

 

 

 

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