Nel centro di Francoforte tra storia, identità e Disneyland.

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Data: 2016-09-18 00:00

Davvero… davvero interessante la visita guidata al centro della città con la dott.ssa Lidia Monza, domenica 18 settembre. E’ il quarto tour promosso da Italia Altrove nel  cuore di Francoforte che ho l’occasione di seguire e l’appuntamento, ancora una volta, è davanti al Römer.

Il clima è clemente e Francoforte si è appena risvegliata dopo la grande manifestazione del giorno prima conto il Patto Commerciale Atlantico, con migliaia di persone che sfilavano per le vie della città in un lunghissimo corteo colorato.

Ma questa volta la nostra guida ci riserva poche parole dedicate al Municipio, al Römerberg, al “centro storico” di Francoforte e alla storia più antica della  città. Si limita a dirci che in questi luoghi si trovavano nel lontano passato le residenze reali, il Duomo, il Comune, cosí come la Fiera, le banche e le piú importanti attivitá commerciali della cittá. L´architettura che caratterizzava questo centro era per lo piú gotica, con richiami rinascimentali e barocchi.

Ma già gran parte della città vecchia era profondamente mutata negli ultimi due secoli, per il degrado igienico e per le varie opere di abbattimento, ristrutturazione, cambiamento.  

Quello su cui concentra l’attenzione la dottoressa Monza è invece il modo in cui questa città è rinata e si è “re-immaginata” nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, dopo la distruzione drammatica e pressoché totale del 1944, dopo i primi anni di shock dedicati alla rimozione delle macerie.

Diversi sono i momenti  in cui si può suddividere la storia della ricostruzione del centro di Francoforte: dalla ricostruzione dei simboli urbani più importanti (il Römer e il Duomo), alla riedificazione dell’Ost Zeil” (il grandioso scenario di case a graticcio che fronteggia il Municipio di Francoforte) con fattezze simili a quelle antiche ma solo nella facciata rivolta alla piazza,  alla costruzione di strutture pubbliche nello stile allora definito “brutalismus” (Technische Rathaus e Museo Storico).

Il nostro percorso guidato si sposta ora in quel piccolo fazzoletto di terra, “poco più grande di un campo di calcio”, che va dall’ “Ost Zeil” al Duomo  e che confina a Nord con la Braubachstraße e a Sud con la Saalgasse.

Confesso che  sono passato tante volte in questo spazio, e con grande attenzione, anche per apprezzare i particolari aspetti di una possibile ricostruzione fatta su un sedime antico, deturpato dalla violenza della guerra. E passandoci avevo apprezzato lo Schirn Kunsthalle Frankfurt, il modernismo delle facciate sulla Saalgasse, ed anche avevo già spiato, dalle grate dei nuovi edifici che si affacciano sulla  Bandergasse (questo lungo corridoio/scalinata che porta verso il Duomo), i resti delle antiche mura di un possibile castello carolingio, ora intrecciati con i pilastri seminterrati che sorreggono il nuovo edificio.

Molto mi era però sfuggito. Avevo creduto che i cantieri inaccessibili che occupano gran parte di questa area, “poco più grande di un campo di calcio”, fossero dedicati a ricostruzioni fedeli, o a restauri, o a moderne costruzioni pubbliche per ridare vita alla parte meno in vista del centro città.

La nostra guida, Lidia Monza, ci stupisce invece con una storia ben dettagliata e documentata di ciò che è un vero e proprio rifacimento, del tutto programmato e artificiale, di un centro storico “antico” mai esistito in questa area di Francoforte. Lo osserviamo in anteprima negli scheletri dei nuovi edifici che intravediamo proprio alle spalle dell’”Ost Zeil”:

Dagli anni Ottanta del secolo scorso la politica urbanistica della città si è infatti orientata a criteri di marketing, con l’intenzione dichiarata di creare un’identità storica per Francoforte e per i suoi cittadini, di rendere Francoforte concorrenziale con le altre metropoli mondiali, ben più grandi per dimensioni, e di dimostrarsi capace anche di attrarre finanziamenti privati nei progetti volti alla reinvenzione di aree urbanistiche di grande pregio.

Un orientamento che ha comportato l’abbattimento di strutture considerate inidonee, ancorché recenti, come appunto il Museo storico e la Technische Rathaus, l’inglobamento negli edifici e la conseguente sottrazione alla pubblica fruizione delle antiche rovine, il riempimento corposo di questo spazio ad alto valore commerciale, fino al punto da nascondere parzialmente, con le nuove costruzioni, la vista del Duomo a chi proviene dal Römerberg.

Che aspetto avrà, terminati i lavori, fra pochi mesi o anni, questo nuovo centro “storico” di Francoforte? Sarà certamente un quartiere abitato da ceti sociali alti, votato alla fornitura servizi turistici e commerciali di lusso, sostanzialmente inaccessibile alle fasce sociali più deboli; ma sarà anche una sorta di Disneyland, con la pretesa di dare un’immagine storica di Francoforte mai esistita, di creare una “realtà” fittizia, lontana dai problemi reali della città, perché ripulita da tutte le persone e cose ritenute inadeguate, una “location” ideale per la realizzazione di grandi eventi e per la promozione di iniziative museali e culturali a pagamento.

Naturalmente si intrecciano a questo punto riflessioni sulle responsabilità che ciascuna Amministrazione della città si è assunta nel definire e portare avanti questo progetto e sulle scelte di politica urbanistica, ma anche sociale ed economica, che lo caratterizzano; sul senso di un quartiere della città progettato ad uso e consumo di ristretti ceti sociali, al solo servizio di residenti abbienti e di turisti poco avveduti o poco interessati al reale passato della città; ad una cartolina fittizia di un finto centro storico; finto ma spendibile, come la finta Manhattan del Main.

C’è qualcosa di triste che resta in noi alla fine del tour, anche se sappiamo che un nuovo gioiello di quartiere francofortese sta per essere inaugurato. Un gioiello splendido… ma finto. Un gioiello finto… ma costoso. Solo poche persone potranno permetterselo. E forse altri (chi lo sa?) saranno tenuti a distanza perché non ne offuschino lo splendore… Chi lo sa?

Rincuorato da un buon caffè in buona compagnia con gli amici di Italia Altrove, me ne torno a casa, ma questa volta con un certo senso di smarrimento e disillusione. (Gianfranco)

 La dott.ssa Lidia Monza