Visita della Francoforte ebraica

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Data: 2016-04-10 14:00

Luogo: Davanti il Café Hauptwache, An der Hauptwache 15

10 aprile 2016: l’Associazione “Francoforte Italia Altrove” propone una visita guidata alla “Francoforte ebraica”.  Numerosi ci presentiamo all’appuntamento, alle 14.00, davanti all’ Hauptwache, sede storica della “guardia principale” cittadina.

Molti di noi, nell’aderire all’iniziativa, hanno certamente pensato che il tema della Shoha, dello “sterminio” di milioni di ebrei da parte dei tedeschi nella seconda Guerra mondiale, non poteva  che essere un elemento fondamentale anche  in questo  approfondimento storico sulla città di Francoforte. La riflessione sull’olocausto è qualcosa di ormai imprescindibile nell’affrontare  il tema della presenza ebraica, passata e presente, in Germania… e non solo in Germania. 

La nostra guida,  Adriane Dolce, in questo non ci ha delusi. Ci ha invece guidati a toccare “con mano”  le grandi sofferenze di questo popolo nei secoli, ma nel contempo anche le sue peculiarità, i suoi “ luoghi” nella Francoforte del passato, le sue attività economiche, la sua vivace intraprendenza in una città sempre rivolta più alle prospettive future e al rinnovamento  che alla tradizione e alla conservazione.

Quasi a sorpresa, la visita inizia proprio richiamando alla memoria di tutti noi uno dei maggiori simboli della tragedia nazista: Annelies Frank, che tutti noi italiani chiamiamo più familiarmente Anna Frank.

Di Anna Frank molti di noi sanno diverse cose: la storia della sua fuga dalla Germania con la famiglia, la sua crescita da bambina a ragazza in Olanda, il suo nascondersi dopo l’occupazione nazista, il suo diario di quei giorni drammatici, la sua cattura-deportazione-morte condivisa con la sorella Margot. Ma, davvero, tanti di noi  non sapevano che Anna Frank fosse nata e cresciuta, nei suoi primi anni di vita, a Francoforte.

Ce lo ricorda Adriane, davanti al café Hauptwache di Francoforte, proponendoci, proprio a partire dalla figura di Anna,  un percorso a ritroso nel tempo per  aiutarci a capire il ruolo, nei secoli, della comunità ebraica di Francoforte.

Ecco quindi una foto della famiglia Frank, in posa proprio davanti all’Hauptwache; foto scattata probabilmente nel mese di marzo del 1933. Adriane ci dice che quella  istantanea documenta forse l’ultima “passeggiata” in centro città della famiglia Frank, perché in quel “maledetto marzo 1933” comincia una vera e propria persecuzione dei diritti ai danni degli ebrei, con molto anticipo sulle stesse Leggi di Norimberga. Otto Frank, padre di Anna, capirà ben presto il pericolo che incombe sugli ebrei tedeschi e organizzerà nei mesi seguenti  il trasferimento della famiglia in Olanda.

Finisce così il sogno della famiglia Frank, iniziato con l’arrivo a Francoforte del nonno di Anna, Michael Frank,  attorno all’anno 1870, coronato dal successo dell’apertura di una banca di famiglia specializzata in servizi cambiavalute, importante nella città e in linea con la crescita socio-economica tedesca di fine Ottocento-inizio Novecento. Sogno perseguito anche dal padre di Anna, Otto Frank, ma incrinato dalla disfatta tedesca nella prima Guerra Mondiale e definitivamente tramontato dopo la crisi della Borsa di New York del 1929.

Anna Frank non ha ancora quattro anni quando Hitler, nel 1933, assume  il potere. Subito gli ebrei sono “bollati” come “diversi” e additati come responsabili di tutti i “guai” che incombono sulla Germania.

Ci spostiamo ora, assieme alla nostra guida, al Romerberg, la piazza del Municipio di Francoforte . Lì ci viene mostrata la grande targa di bronzo, sulla pavimentazione della piazza, a ricordo del luogo  in cui i nazisti hanno voluto, a Francoforte come a Berlino e in altre località importanti della Germania, bruciare pubblicamente i libri di autori ebrei il 10 maggio 1933. Sulla targa notiamo la citazione, quasi profetica, di Heinrich Heine: « Quando i libri vengono bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone ».

E’ giunto però il momento di fare un salto storico all’indietro, per capire le origini più lontane della comunità ebraica di Francoforte.

Ci spostiamo così verso il Duomo. Qui scopriamo che, proprio tra il Duomo e il fiume Meno, si trovava nei primi secoli del Basso Medioevo il “quartiere ebraico” della città. Non mancarono neppure in quei secoli le violenze dei  “pogrom” antiebraici, che inflissero più volte gravi danni sociali ed economici a quella comunità, finché, all’inizio della seconda metà del  XIV secolo, nonostante i consistenti appoggi anche esterni, la comunità ebraica fu costretta a trasferirsi in un “ghetto” (questo termine non è universalmente accettato, ma sembra del tutto adeguato alla storia degli ebrei di Francoforte) molto più periferico, verso est.

 Non si trattava di un vero e proprio quartiere ma, sostanzialmente, di un semplice e stretto vicolo, lungo circa 350 metri , sul tracciato delle antiche mura sveve, ai cui lati sorgevano le case abitate dagli ebrei. Case che nel corso del tempo, per consentire di ospitare un numero sempre maggiore di persone, crebbero in altezza, creando un fronte urbanistico abbastanza suggestivo, ma con abitazioni e stanze anguste e sovraffollate. Lì gli ebrei di Francoforte conducevano le loro attività economiche: cambiavalute, prestatori di denaro (attività queste vietate ai cristiani), artigianato tessile, produzione di merci per l’autoconsumo della comunità.

Con l’epoca napoleonica l’obbligo per gli ebrei di risiedere nel “ghetto” venne meno: le case vennero abbandonate e poi distrutte. Oggi, su una porzione di quel tracciato, si trova il Museo Giudaico e, alle sue spalle,  l’antico Cimitero Ebraico.

Proprio questa è l’ultima tappa del nostro itinerario.

Circondato da un alto muro, su cui sono state collocate circa 11.000 piccole targhe metalliche recanti  i nomi degli ebrei di Francoforte che furono uccisi durante la Shoah, ci sorprende la bellezza straordinaria di uno dei più antichi cimiteri ebraici d’Europa, simile a quelli di Praga e di Worms. Qui, in una sorta di parco-giardino, una parte del terreno è affollato di lapidi, quasi addossate le une alle altre. I nazisti, nella loro furia razzista,  hanno violato e distrutto molti monumenti funerari, ma non sono riusciti a completare la demolizione di tutto il cimitero. Così il fascino di ciò che resta è ancora più grande. Adriane ci mostra le lapidi più antiche, risalenti addirittura alla seconda metà del XIII secolo. Mi viene spontaneo pensare che appartengono a persone che hanno condiviso in vita gli stessi anni di Dante Alighieri. Poi la nostra guida ci mostra le lapidi di alcuni rabbini dell’Ottocento,  ancora oggi venerati, per le loro interpretazioni del Talmud o della Torah, da ferventi discepoli.

Termina qui il nostro percorso a ritroso alla scoperta di un po’ di storia della comunità ebraica di Francoforte.

 

P.S.: Alcuni anni fa ho avuto l’opportunità di visitare il campo di Concentramento di Bergen Belsen, in Bassa Sassonia. Mi  restano, di quella visita, alcune sensazioni: in primo luogo il silenzio assoluto che regnava nel “campo”, quasi si lasciasse al visitatore un vuoto sonoro in cui  immaginare i sussurri, i lamenti, le note di sofferenze strazianti, insieme alle grida assordanti dei soldati addetti alla sorveglianza nel tempo della “soluzione finale”. Ugualmente mi aveva colpito a Bergen Belsen  il terreno del “lager”,  ridotto ad un campo deserto con  poche tracce, sul sedime, dei confini tra i diversi settori per il ricovero dei deportati,  quasi si lasciasse al visitatore il compito di’immaginarsi il profilo delle baracche che avevano ospitato tanti perseguitati per etnia, religione, opposizione politica…

A Bergen Belsen è morta Anna Frank, e con lei la sorella Margot, un solo mese prima della Liberazione, nel marzo 1945. Annelies Frank, nata a Francoforte il 12 giugno 1929. (Gianfranco)

 

 

 

 

 

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